Gaetano Cutolo -Voler parlare alla gente-

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Edmondo Berselli in un suo saggio scriveva: “La prima cosa che la sinistra deve fare è imparare a dire la verità. Il che non è semplice, perché la sinistra crede di essere la verità, e quindi non sente il bisogno di dirla”. Quest’affermazione del famoso politologo Modenese per molto tempo non mi ha abbandonato, mi lasciava, ogni volta che la leggevo, maledettamente perplesso. Correva l’anno 2008, poi con gli anni ho capito che Il problema non sussisteva: “La sinistra tutta con il passare del tempo si è dimenticata di parlare alla gente”. Oggi il problema si è acuito ancora di più, si ha l’idea di aver perso un minimo di empatia e di senso degli altri e non riusciamo a venir fuori dalla palude in cui siamo sprofondati. Il peccato originale risiede nella supponenza, nell’antipatia, nell’ipocrisia che molti dirigenti di partito hanno evidenziato con la sindrome del migliore della classe. Per non parlare di come da trentasei anni non si riesce più ad avere una parvenza d’interpretazione della realtà che ci circonda. Immigrazione, lavoro, sicurezza dei cittadini, possibilità di una casa, sburocratizzazione degli apparati statali, ecologia, rifiuti, qualità della vita, cultura, turismo, volontariato, tutti settori che sono stati abbandonati in nome di un ardore umano migliore e non politico equo. Non basta dire che siamo per l’accoglienza, non basta dire ci hanno rubato il Rei (reddito d’inclusione), per non parlare della scelleratezza commessa con l’art. 18 e far licenziare i lavoratori in qualsiasi momento in nome della competitività sui mercati. Di errori se ne potrebbero indicare tantissimi ma stiamo pur certi che non l’idea di sinistra è in crisi, no, quello è un mezzo. In crisi è l’intera establishment dirigenziale che non ha saputo avere quell’elasticità mentale (e qui sono buono) di capire che non dovevamo essere noi a decretare il tramonto dello statuto dei lavoratori. Toccati al cuore, toccati i lavoratori, della sinistra rimane ben poco. Parlare alla gente ammettere i propri peccati darsi una possibilità reclamando quel cambio generazionale nei contenuti che non ci è mai stato. Tutto questo è anche colpa della mia generazione, quella che chiamano Generazione X che ha saputo solo determinare la cultura pop nel decennio 1980-1990; Paninari, Punk, Michael Jackson, Rocky Balboa, i Metallari, avevamo l’imbarazzo della scelta, che volevamo di più, schiacciati da quella società opulenta anticamera della crisi che successivamente ha segnato per sempre le nostre vite. La nostra era ed è una generazione invisibile che ha prodotto una classe politica altrettanto invisibile, incapace di incidere sulla politica italiana degli anni avvenire, schiacciati dalla subalternità dei nostri padri. Dobbiamo offrire un repertorio di modi alternativi di pensare, non dobbiamo offrire delle risposte ma piuttosto dare la possibilità di farsi le domande giuste. Allora non ci resta nient’altro da fare che recuperare il dialogo con il popolo tradito da questa politica di sinistra, da questa generazione invisibile attraverso il dialogo e la vicinanza, alla voglia di stare dalla parte dei più deboli e contro ogni forma di potere e prevaricazione.

“E' la normalità la vera rivoluzione.”