#acquadimarzo -La fiducia nella Politica-

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E’ da quando la strategia europeista condotta da Mario Monti con i sacrifici e pianti, che mi sono allontanato dalla militanza politica nazionale e territoriale.

Non che io non abbia apprezzato l’operato del professore Monti, ma è come se la Politica avesse abdicato ai tecnici, ma non giustamente come è accaduto adesso perché è in atto una pandemia epocale, ma semplicemente per cecare di mettere riparo ai disastri delle scelte politiche di 20 anni precedenti e non solo. Come se fossimo stati costretti a mettere in campo le nostre risorse eccellenti e non fossimo stati capaci, per l’ennesima volta, di delegare le persone migliori.

Si sa la classe politica va formata. Come? Quando?

Nel tempo, tanto tempo. Con gli investimenti nella scuola, nelle università, creando quel circolo virtuoso che non si ferma se c’è alternanza politica, continua come un moto perpetuo, senza fermarsi mai, come l’energia pulita del futuro della Democrazia.

Ma si sa, per avere queste visioni ci vuole un POPOLO LUNGIMIRANTE e noi, ahimè, non lo siamo. 

Per quello che mi riguarda, l’altro atto che mi ha allontanato dalla politica attiva nazionale è stato lo sfarzo della Leopolda, la scelta di azzerare la classe della politica di sinistra precedente senza afferrare quello che di buono e di eccellente c’era stato, la capacità di unire, piuttosto che dividere. Mi fermo qui per evitare inutili polemiche con chi invece ha fatto scelte diverse dalle mie perché oggi più che mai sono convinto che nonostante scelte diverse si debba dialogare, ci si debba confrontare su temi che sono a cuore della gente per adoperarsi a costruire proposte attive e nel nostro caso, solleticare questa stasi politica territoriale che contraddistingue Ottaviano e dintorni. Un ceto politico deve essere capace di conquistarsi la fiducia piena dell’opinione pubblica, della gente comune. Questa fiducia – che oggi si è persa ancora una volta e si dirige pericolosamente verso una destra priva di contenuti costruttivi – può essere riconquistata soltanto attraverso tre scelte fondamentali:

  1. Quella di una sobrietà della politica paragonabile a quella dei messaggi di Papa Francesco;
  2. Quella dell’impegno e dell’approfondimento sui territori come l’esempio di Aboubakar Soumahoro o come quello delle Sardine;
  3. Quella di una trasparenza politca totale che ne consenta una verifica democratica da parte della cittadinanza.

L’esperienza di Casaleggio e Grillo insegna che una volta recuperata la fiducia della gente soffiando sul fuoco, alimentando rabbia e vendetta la si può anche perdere per un altro che soffia più forte: non si possono avere problemi interni di Democrazia e poi dettare dal “Palcoscenico dei Vaffa” le linee guida etiche della politica italiana ed addirittura dei lavori parlamentari in barba ai più elementari dettami costituzionali. Da quegli errori iniziali il M5S ha saputo in parte reagire e cominciare quello che con Bersani in streaming con Crimi aveva erroneamente interrotto. Rimane un dubbio: chissà se si fossero rinsaviti senza il mojito.

Vi lascio con una frase con una frase con la quale spesso finisco i miei post sul profilo dal quale spesso scrivo: in un momento storico di divisioni, vince chi unisce!

“E' la normalità la vera rivoluzione.”