Gigi Lanni -La sinistra ed il senso da riconquistare-

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Il mondo in cui viviamo è sempre più insicuro e orientato a destra. Siamo davanti a un movimento su scala globale alimentato da una «nuova destra» di orientamento nazionalista che risponde, con capacità, a un’esigenza di protezione che attraversa fasce sempre più vaste della popolazione in Italia, in Europa e nel mondo. Ciò che è peggio, perché terribilmente più efficace, è che questa novità ha recuperato le parole d’ordine di sempre: la sacra difesa delle frontiere nazionali («America first», «prima gli italiani»,e così via), la lotta contro la società aperta, il disprezzo del multiculturalismo, il fastidio per le differenze sociali e di genere, e, persino, la rimessa in discussione delle basi costitutive della società democratica e liberale. Bisogna, però, aprire gli occhi perché la sequenza di sconfitte dei socialisti, democratici e progressisti è davvero impressionante sotto ogni latitudine:in Europa è stato prima travolto il Partito Socialista francese, poi il Partito Democratico in Italia e, infine, fortemente ridimensionati i Socialdemocratici tedeschi; le destre governano in Austria, Olanda, Polonia, Ungheria, Finlandia e in Italia si è formata un’originale alleanza tra una destra regressiva e un movimento populista di nuovo conio. In questo contesto la sinistra viene percepita come una variabile, magari nobile, del sistema e segnalo una contraddizione che a me pare dirimente: in questa fase storica che vede dilatarsi le disuguaglianze, acuirsi le ingiustizie, ridursi il campo dei diritti delle persone e dei lavoratori, cioè vediamo che il paradigma dei valori della sinistra resta attuale, conosciamo le gravi sconfitte che prima indicavo. Allora, se l’orizzonte ideale della sinistra conserva la sua forza, il tema è la rappresentanza, l’autoreferenzialità, la presunzione , quasi il fastidio verso il confronto e la critica. I partiti della sinistra del 900 educavano alla cultura, alla conoscenza, alla democrazia, davano ai lavoratori sfruttati e alienati gli strumenti per trasformare la rabbia in coscienza ed organizzazione. La sinistra conosce le sconfitte ed il declino nella società perché, a mio giudizio, si è rifugiata nel moderatismo: quante volte la sinistra al governo ha fatto le stesse cose della destra? I tagli al welfare, la precarizzazione del mercato del lavoro e la sua parcellizzazione, infine il lavar via il senso di colpa sul respingimento dei migranti. Per tornare ad essere punto di riferimento nella società, con fatica e con un lavoro di lunga lena,dobbiamo assumere tre presupposti fondamentali: anzitutto, è necessario produrre un progetto nuovo e plurale che provi a interpretare la fase politica, culturale, civile e sociale dell’Italia di oggi per comprendere le speranze, interpretare gli interessi e rispondere ai bisogni attuali dei suoi cittadini. In secondo luogo, non bisogna chiudersi in un recinto autoreferenziale, di tipo organizzativo o dottrinario; occorre, invece, aprirsi e dialogare con gli altri compagni sconfitti di questa dura fase politica, anche se avversari o concorrenziali, di sinistra e di centrosinistra. Infine, bisogna individuare nuove personalità, vecchie o giovani anagraficamente poco importa, che diano, però, il segno visibile di una discontinuità con il passato. Questo lavoro richiede come pre requisito un’umiltà infinita. Non abbiamo bisogno di supponenza ma di compagne e compagni che non storcono il naso se occorre mettere gli scarponi nel fango.

“E' la normalità la vera rivoluzione.”