Marisa Cassese -Un cuore a sinistra: storia di militanza-

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Scegliere di fare politica non è mai una scelta presa con piena consapevolezza, ponderata o solo lontanamente pensata. Capita per caso, come quando scopri che c’è un gruppo di ragazzi, proprio nel tuo stesso paesino, che ha i tuoi stessi interessi e combatte ogni giorno per i tuoi stessi ideali. E allora ti chiedi: perché no?          
Questo è quello che è successo a me. Sono nata ad Ottaviano nel 1992 e qui ho frequentato la scuola, dall’asilo al liceo, quello classico, lo storico Diaz, per mezzo del quale acquisti una forma mentis che solo lo studio del greco, del latino e della filosofia sa darti.

Nel 2011, a ridosso dell’esame di maturità, ho iniziato ad interessarmi di politica, a coltivare la coscienza di sinistra trasmessami da mio padre, ma soprattutto ho iniziato a guardarmi intorno. Nel mese di giugno si sarebbe votato per il referendum abrogativo su acqua, nucleare e legittimo impedimento: è così che sono entrata per la prima volta in una sede di partito, il Partito Democratico. Ed ora sono ancora lì.

Negli anni ho imparato la forza delle idee, l’entusiasmo del gruppo e di come sia bello condividere un obiettivo ed alla fine raggiungerlo. A mie spese, però, ho imparato anche quanto sia difficile essere donna in questo ambiente e quanto sia complesso, a 18 anni, parlare in una stanza in cui ci sono solo uomini col triplo dei tuoi anni ed, ancor di più, quanto sembra impossibile superare quella barriera generazionale fatta soprattutto di convinzioni ormai andate e dal rifiuto del progresso. Il rispetto degli schemi, dei protocolli e dei “manuali” che ho sempre rifiutato di imparare… per quanto mi piaccia la burocrazia, rifuggo a tutti quei retaggi del “perché è così che si fa”.

Ho iniziato l’università e coltivato la mia “particolare” passione coniugandola con quella per il diritto. Sono cresciuta con i Giovani Democratici, la giovanile del PD, e da segretario ho vissuto delle esperienze incredibili che mi hanno aiutato a comprendere come funzionano le cose in questo mondo, stando in maggioranza e (la maggior parte delle volte) in opposizione, di come sia scomodo a volte dire la verità ma pur sempre doveroso.

Con il mio gruppo ho preso la pioggia delle domeniche mattina per i gazebo in piazza, sono stata evitata quasi come si fa con i poveri venditori di rose ed ignorata solo perché facevo politica sotto quella bandiera. Ho provato sulla mia pelle la stanchezza della campagna elettorale, ho studiato diritto commerciale in un comitato tra santini, manifesti e statistiche, ho provato il sapore amaro della sconfitta ed assaporato le gioie di una vittoria.

Sempre sulla mia pelle, ho capito il sistema marcio che si innesca nei nostri comuni quando è il momento di votare: si spaccano famiglie, ci si inimica persone che fino al giorno prima erano al tuo fianco e si comprende chi, a malincuore, quel voto, proprio non può dartelo perché deve ricambiare un favore avuto in passato o, forse, che avrà in futuro.

Fare politica nel Partito Democratico mi ha insegnato che la gavetta, almeno qui, esiste per davvero e che stare a sinistra non significa solo stare dalla parte dei più deboli ma ascoltare tutti, dall’operaio all’imprenditore, senza differenza, perché il lavoro ed i diritti sociali sono di tutti. Ho capito di stare dalla parte giusta quando ho visto chi c’è dalla parte sbagliata, mi sono voltata ed mi son detta che noi non siamo poi così tanto male: pieni di contraddizioni, scissioni e questioni sormontabili ma pur sempre uniti sotto un’unica idea. Ho visto negli occhi di chi fa politica da tempo la stessa passione che avevamo io e i miei compagni a 20 anni, insieme a quella voglia di cambiare ed alle energie, anche se affievolite. È guardando loro che ho imparato la costanza, la passione per la politica e di come quest’ultima sia quasi una malattia inguaribile, dalla quale è difficile prendere le distanze una volta che ci si è dentro.

Alla fine del 2019 sono diventata segretario della sezione PD di Ottaviano ed ho l’onore di coordinare un gruppo in cui sono la più giovane, grazie alla fiducia di chi ha saputo rompere gli schemi classici e mi ha dato la fiducia che speravo di meritare.          
Oggi come oggi, sono sempre più convinta del fatto che rifarei tutto: partecipare a tre riunioni in una settimana a discapito dello studio, prendere acqua e sole cocente per dare volantini e farmi sbattere la porta in faccia da chi crede che qualcuno “ci paghi” o che lo facciamo solo per interesse senza comprendere cosa sia la passione vera per un’idea e la forza che ci vuole per portarla avanti. Perché fare politica e farlo a sinistra significa anche e soprattutto questo.

“E' la normalità la vera rivoluzione.”