Gigi Lanni – Quel filo rosso…

Whatsapp

Ho letto con attenzione ed interesse tutti gli interventi qui recentemente pubblicati. Un dato emerge con evidenza: tutti sono attraversati da un filo rosso che, oltre le appartenenze di ciascuno,li caratterizza e li tiene insieme. Il paradigma dei valori e degli ideali della sinistra sono unanimemente condivisi e, sia pur declinati con sensibilità ovviamente diverse, ispirano la militanza e la scelta di campo a sinistra di ognuno. Allora, se è così, un ragazzo che ci legge potrebbe porsi e porci una domanda in apparenza semplice ma, invece, carica di complessità: perché non siete nello stesso soggetto politico? L’unità non vi renderebbe più forti nella società e nelle istituzioni? Se condividete ideali, passioni, valori, cosa vi divide e cosa impedisce l’unità delle forze della sinistra? Quel ragazzo che magari ha votato per la prima volta il 4 marzo 2018 ha trovato: il Partito Comunista guidato da Marco Rizzo, la coalizione Per una sinistra rivoluzionaria, in cui c’era anche i Partito Comunista dei Lavoratori, poi Potere al Popolo, lista formata da Rifondazione Comunista, Rete dei Comunisti e Partito Comunista Italiano; poi c’era LeU, il PD.. Confesso che per ricordare queste sigle ho fatto una ricerca sul web e, sono certo, qualcosa mi sfugge in questa galassia… anche perché nel panorama politico italiano c’è il Partito Socialista, poi PaP e Rifondazione hanno interrotto la loro esperienza, poi LeU non è mai diventato soggetto politico e sono nati Articolo Uno e Sinistra Italiana… quel ragazzo è scappato via, travolto da sigle, simboli e liste nelle quali si è smarrito… Davanti a questo scenario, il tema dell’unità a sinistra rappresenta o no un’urgenza ed un’esigenza nella politica italiana? Nella battaglia politica può anche accadere di essere minoranza sulle questioni ideali ma è un peccato mortale avere e perseguire la vocazione minoritaria.Vorrei ricordare che nel 1973 Berlinguer affermò che era “del tutto illusorio” ritenere che con il 51% dei voti si potesse garantire “la sopravvivenza e l’opera” di un governo che fosse espressione di quel 51%, e propose il compromesso storico. Oggi non serve una sommatoria di sigle ma la volontà di mettere in cammino una sinistra unita, plurale, rinnovata, capace di tornare ad ascoltare bisogni, aspirazioni, voci che si levano da un Paese sempre più impaurito ed ingiusto. Si tratta di creare un incontro di pezzi della sinistra organizzata insieme a tante ed a tanti che guardano con speranza ad una nuova e necessaria soggettività della sinistra italiana fuori da consumati recinti e da vecchie appartenenze. Questa Italia, piena di contraddizioni, di ingiustizie e di disuguaglianze, ha bisogno di una sinistra autonoma, forte, rigorosa, ampia, includente, che abbia un impianto solido di valori certi e non negoziabili, che si batta per trasformare e non per conservare. Su questo, siamo d’accordo? Credo di sì. La sinistra esiste per andare, non per restare, per mettersi alla ricerca, tracciare una via, restituire alla politica il senso della sfida, la speranza del cambiamento, superando la calcolata pigrizia di chi preferisce il rassicurante recinto abitato da uguali possibilmente pochi o, peggio, da cloni, piuttosto che affrontare la contaminazione con altre culture e con altre storie. Qualcuno, di recente, ha detto “noi siamo comunisti, non di sinistra e l’unità della sinistra è una boiata”. Dobbiamo andare oltre, costruire un campo ben più vasto delle nostre bandiere, in cui la sinistra ritrovi la propria comunità, che sicuramente non interessa una sinistra che si organizza per quote millesimali, che sia sintesi forzata ed artificiale delle storie di ciascuno, ma interessa una sinistra che sappia cogliere la modernità della lezione di quelle storie, per essere altro e per essere di più e cominciare così, forse, ad incuriosire quel ragazzo, se riusciamo a ritrovarlo.

“E' la normalità la vera rivoluzione.”