#acquadimarzo – Consapelvolezza antropologica

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Sono giorni strani questi.
Il tempo che mi divide dal 23 maggio è sempre strano. Parlo sempre con le mie figlie di mafia, vedo film di mafia e obbligo anche loro a vederli, parlo loro di Mimmo Beneventano, Pasquale Cappuccio, Pio La Torre, di Don Puglisi, di Peppino Impastato di Falcone, Borsellino, di Chinnici e di tutti quelli come Saverio Lodato, Lirio Abbate, Gigi Di Fiore, che ostinatamente hanno raccontato e raccontano storie passate ed attuali di soprusi. Divento quasi ossessivo, insopportabile.
A volte mi chiedo se quelle vittime sono servite alla storia, quasi a chiedermi se quel loro essere Cristi è servito a farli vivere in ognuno di noi.
Rispondo sì. Ed è un sì forte, potente, pieno di energia pulita perché viene dagli occhi lucidi delle mie bimbe e dalla loro voglia di umanità!

Ma poi mi guardo in giro e cerco di capire quel sacrificio se è servito a migliorare il nostro rapporto con la mafia, con la camorra e quindi a farci alzare finalmente quei muri culturali che come barriere, come un “lockdown”, come un “DPI” ci aiutano ad arginare il loro virus dilagante, persuasivo e letale per noi ed i nostri territori. Mi rendo conto che se molto è stato fatto altro deve essere ancora fatto. Troppi politici afferenti a cosche che ancora si inchinano a patronati locali. Notizia di qualche giorno fa è l’autorizzazione a mettere agli arresti domiciliari Luigi Cesaro, detto Giggino ‘a purpetta, già coinvolto in numerose inchieste, e alla Camera per eseguire lo stesso provvedimento a carico del deputato azzurro Antonio Pentangelo. Richieste fatte dopo l’ordinanza con cui il gip, su richiesta della Procura di Torre Annunziata, nell’ambito dell’inchiesta sul commissariamento dell’area ex Cirio di Castellammare di Stabia, ha emesso nove misure cautelari a carico, tra gli altri, dei due parlamentari e dell’imprenditore Adolfo Greco. Cesaro è finito nei guai per un’intercettazione in cui si parla di 10mila euro per una campagna elettorale e Pentangelo, all’epoca dei fatti, il 2015, presidente della Provincia di Napoli, per l’accusa di aver ricevuto un Rolex quando ha festeggiato i suoi 50 anni.  L’inchiesta, in cui è indagato a piede libero per traffico di influenze anche il consigliere regionale dem Mario Casillo, riguarda la riconversione dell’ex area industriale Cirio di Castellammare di Stabia, di proprietà dell’imprenditore Adolfo Greco e di Tobia Polese, proprietario anche dell’hotel La Sonrisa, nel napoletano. Secondo gli inquirenti, si sarebbe verificata una illecita commistione di interessi tra politica e imprenditoria, per la realizzazione di 330 appartamenti. Con un giro di tangenti che ruotava attorno proprio a Greco. Pentangelo avrebbe così ricevuto un orologio Rolex e Cesaro 10mila euro in contanti al fine di pilotare la nomina di un commissario compiacente per il rilascio del permesso a costruire, modificando la legge regionale 35/87. Cesaro nel 1984 venne arrestato in un blitz contro la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, con l’accusa di aver fornito numerosi appoggi all’organizzazione mafiosa, condannato a cinque anni di reclusione dal Tribunale di Napoli e poi assolto in appello. Una vicenda in cui emersero comunque inquietanti contatti tra l’attuale senatore di Forza Italia e la camorra. Sempre Cesaro è stato poi coinvolto in un’inchiesta relativa a un prestito per la costruzione di un centro commerciale, sponsorizzato da Nicola Cosentino, e per i rapporti con i Casalesi. L’esponente di FI è infine indagato per voto di scambio.

E’ vero, mi direte che molto è stato fatto come ho ammesso, cosa nostra, più di altre organizzazioni criminali, ha ricevuto dei colpi durissimi, con arresti, processi e condanne di capi e gregari.

In Sicilia come da noi, e mia figlia n’è stata testimone ricevendo un premio dalla Fondazione di Mimmo Beneventano, ci sono state e ci sono iniziative significative, nelle scuole, con le associazioni antiracket, con l´uso sociale dei beni confiscati, che dimostrano che c´è una presa di coscienza e una volontà di liberazione all´interno di quella che si usa denominare società civile. Nonostante tutto ciò l’accumulo illegale, nel suo complesso, compresa quella che viene attribuita alla nostra camorra, alla mafia siciliana ed alla ‘ndragheta, è cresciuta e continua a crescere di circa 200 miliardi di euro l´anno. E rimangono perfettamente in piedi tutti quei rapporti, con professionisti, imprenditori, amministratori, politici, uomini delle istituzioni, soggetti non certo misteriosi di quella che è ormai è diventato un luogo comune chiamare «borghesia mafiosa». Quella massa enorme di denaro, ancora più corteggiata e invidiata in tempi di crisi, e quei voti, richiesti o offerti poco importa, sono le radici profonde e l´espressione più evidente del consenso che riscuotono le mafie e gli uomini che danno ad essa copertura e sostegno.

Sono stati 21, nell’anno 2019, gli enti locali sciolti per mafia: 8 in Calabria, 7 in Sicilia, 3 in Puglia, 2 in Campania e 1 in Basilicata.

574 atti intimidatori, di minaccia e violenza nei confronti di sindaci che tradotto significa che ogni 15 ore un politico locale riceve una minaccia. Una media di 11 intimidazioni a settimana, con 84 Province coinvolte, il 78,5% del territorio nazionale, 309 i Comuni colpiti. Compresa anche la Valle d’Aosta. Da noi la camorra con una organizzazione orizzontale, sono circa 150 i diversi clan camorristici a Napoli e provincia, precisamente una ottantina di gruppi in città e una settantina invece nella vasta provincia.

Nel 2018 la criminalità organizzata italiana fa registrare circa 150 miliardi di ricavi e, a fronte di poco più di 35 miliardi di costi, ha utili per oltre 100 miliardi.

Sono un tecnico e mi piacciono i numeri ed a fronte di questi numeri mi chiedo:

Leggiamo con attenzione il report ISTAT 2012-2015 sull’economia non osservata nei conti nazionali, si evince che economia sommersa ed economia illegale corrispondono al 12,6% del PIL ed hanno un valore di 208 miliardi di euro. Ma quello che non aspettiamo da questi numeri maledetti è che parlando di economia sottratta ai controlli dell’autorità fiscale, che, come abbiamo già scritto è data dalla somma di economia sommersa e attività illegali, queste ultime incidono solo per 1,2%, mentre la quota restante appartiene al lavoro irregolare e alle sotto dichiarazioni. Deduco quindi che l’area grigia italiana è talmente radicata che capire dove è il confine tra irregolarità e illegalità, è estremamente complesso e tortuoso Ma sono un professionista che aiuta aziende a trovare soluzioni e quali potrebbero essere se non nuovi modelli economici?

Quanti legami sono ancora vivi, vegeti ad Ottaviano che foraggiano ambienti corrotti della politica locale e delle forze dell’ordine? Quanti della Sinistra Ottavianese? Con quanti di questi beviamo il caffè ogni mattina? Con quanti stipuliamo contratti facendo finta di niente? La nostra sinistra contribuisce o no a cambiare le cose? O fa finta di cambiare affinché nulla cambi?

Ma devo ammettere però che tutte queste elucubrazioni numeriche, tutta questa storia, la nostra storia mi ha regalato una consapevolezza antropologica: noi italiani siamo quel popolo che piange perché italiani mafiosi fanno saltare in aria un giudice che li protegge, ed il giorno dopo, dopo l’ennesimo pianto ipocrita lo stesso popolo va dagli stessi italiani mafiosi che gli hanno trucidato l’ennesimo eroe a chiedergli il posto di lavoro per il figlio, la licenza per costruire casa, il popolo che alle elezioni comunali vota l’italiano mafioso di turno. Noi siamo Italiani a metà, metà Falcone, metà mafiosi questa è la consapevolezza antropologica.

Abbiate paura di voi stessi, perché l’Italia la costruite con le vostre scelte, perché l’Italia la ammazzate con vostre scelte.

#acquadimarzo

“E' la normalità la vera rivoluzione.”