Gigi Lanni – No al Referendum

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Prende corpo l’ipotesi di tenere le elezioni per il rinnovo dei consigli regionali, comunali ed il referendum costituzionale confermativo della legge che taglia il numero dei parlamentari in un’unica data, probabilmente a settembre. Mi permetto di segnalare che la stessa legge che istituisce l’election day prevede l’accorpamento di consultazioni che abbiano la stessa natura. Si può andare alle urne nello stesso giorno per votare un sindaco o un presidente di Regione, ma non per un referendum costituzionale. Sarebbero delle elezioni disomogenee. Lo dichiaro subito e mi impegno a tornare su questo tema più volte: voterò,e mi impegnerò per far conoscere queste ragioni, convintamente No essenzialmente per tre ragioni. La prima: con la attuale legge elettorale e con listini bloccati e candidati nominati, i nuovi parlamentari saranno tutti indicati dalle segreterie di partito, sottraendo di fatto al popolo sovrano totalmente il diritto di scegliersi i suoi rappresentanti. Deputati e senatori risponderanno al segretario del partito e non più agli elettori. La seconda: con questa riforma la rappresentanza politica sarà concentrata nelle aree più popolose del Paese, a scapito di quelle con meno abitanti ma territorialmente più vaste. La terza: eletto ed elettore, non avranno più legami e ciò favorirà ancor di più il distacco dei cittadini dalla politica, ampliando l’astensionismo e il disinteresse nei confronti delle pubbliche Istituzioni, soprattutto del Parlamento, l’unico luogo dove il cittadino dovrebbe vedersi democraticamente rappresentato. Un Parlamento con meno eletti, per giunta nominati, creerà di fatto una nuova cerchia ristretta di potenti, una nuova e forse più potente casta.La cosiddetta “riforma Fraccaro” cambia il rapporto numerico di rappresentanza sia alla Camera dei deputati (1 deputato per 151.210 abitanti, mentre oggi era 1 per 96.006 abitanti) sia al Senato (1 senatore per 302.420 abitanti, mentre oggi era 1 ogni 188.424 abitanti). Questo comporterà la necessità di ridisegnare i collegi elettorali con un’altra legge. e’ dunque evidente che una tale riforma andava inserita in un disegno riformatore più ampio che vedesse la riforma della legge elettorale, il funzionamento del Parlamento, affrontasse il tema del bicameralismo perfetto. Invece,il taglio lineare dei parlamentari contro il quale nessuno ha il coraggio di fare l’unica cosa giusta da fare, ovvero intestarsi una nobile battaglia in difesa della politica e delle istituzioni repubblicane, pur sapendo andare incontro a una disfatta senza precedenti. Ma è una cosa che va fatta, anche a costo di essere soltanto in dodici, come i professori che nel 1931 si rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo. A dire di no, in questo caso, non si rischia niente, cosa che rende ancora più necessario e urgente farlo.Dietro questa misura demagogica e apparentemente innocua di voler ridurre il personale politico non c’è un’idea di riforma dello Stato né alcunché di elevato, ma soltanto una visione meschina della politica e una volontà punitiva nei confronti della democrazia parlamentare. Mi pare ci sia l’obiettivo di sostituire la democrazia rappresentativa con una piattaforma digitale mandando in Parlamento un gruppo di soggetti con vincolo di mandato e di obbedienza al volere della piattaforma, con tanto di contratto e di penali. Ridurre i parlamentari va in quella direzione, non solo perché il taglio umilia ancora una volta l’attività politica ma perché renderà impossibile lo svolgimento e il corretto funzionamento delle Camere: dalla prossima legislatura far funzionare Commissioni e Aula sarà un’impresa, ma l’obiettivo è esattamente quello di non farle funzionare, e di abbattere la repubblica parlamentare per sostituirla con quella digitale. Non è uno scherzo. Se si fosse votato il 29 marzo avrei detto vinceranno, hanno già vinto. Oggi con una campagna elettorale da fare, magari impopolare ma forte nei suoi valori e nei suoi contenuti la partita me la voglio giocare, sapendo che votare no è una medaglia al valor civile.

“E' la normalità la vera rivoluzione.”