Stati Popolari

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Poco più di una settimana fa si teneva  nella sontuosa Villa Pamphilj la Kermesse che di fatto serviva ad accrescere l’ego del Primo Ministro Giuseppe Conte.  D’altro canto il mio primo ministro Aboubakar Soumahoro con umiltà che è propria di chi vuole dare voce a chi non la tiene, in quel luogo, in catene e lontano dai media, ha dato vita non a caso all’incontro più prolifico e duraturo degli stati generali, dove il sindacalista paladino ha parlato di diritti sociali e lavorativi dei braccianti dimenticati dalla cosiddetta regolarizzazione prevista nel Decreto Rilancio.

Come dicevamo, simbolicamente, Aboubakar si era incatenato affrontando lo sciopero della fame ed il “Cavaliere Conte” probabilmente più su spinte esterne che su propria iniziativa ha poi deciso di sentirlo, evidentemente il chiedere al governo  di passare quanto prima dalle parole ai fatti non si è tradotto in realtà. Di tutto questo rimane l’amaro in bocca, rimangono nella mente gli assembramenti, la visibilità mediatica di bizzarre e colorite manifestazioni che svariavano dal  sovranismo al neo-fascismo, alle teorie novax  per finire al terrappiattismo. Forse il lato folcloristico della nostra politica ci porta più a seguire tali eventi anziché i problemi reali che attraversano lo stivale. Aboubakar parla degli invisibili degli ultimi e di quelli che stanno in mezzo, insomma dei lavoratori italiani e di quelli stranieri (che sempre italiani sono), dei raider che si spezzano le gambe per consegnare un pasto caldo schivando le macchine, dei carpentieri, dei braccianti agricoli che si spezzano la schiena dopo essere sopravvissuti ai viaggi della speranza dall’Africa e trovano finalmente la schiavitù nelle nostre campagne per darci la verdura e la frutta tanto cara in periodo COVID, del popolo delle partite IVA fiscalmente lavoratori indipendenti ma oggettivamente lavoratori dipendenti precari a vita con sempre meno diritti; delle donne che subiscono ignobilmente il sopruso della disparità salariale e di carriera. Ci siamo indignati per il caso Floyd in America, dovremmo indignarci anche per ciò che succede ora, i partiti di riferimento del centro sinistra per opportunità politica sono timidi ed attendisti. Prima delle scorse elezioni il segretario Zingaretti dichiarò che se fosse stato eletto avrebbe indicato come priorità lo Ius soli; poi lo sciagurato governo Giallo-Verde ha partorito i vari “Decreti Insicurezza” che hanno di fatto cancellato solo l’accoglienza stile Riace promossa da Mimmo Lucano che tutto il mondo ci invidiava. Ora invece di cancellare queste nefandezze ripartire a fianco degli invisibili, sono ancora lì, fermi, calmi ad aspettare gli eventi. Sul palco di San Giovanni a Roma a rappresentare la mia idea di stato, di ideali ma soprattutto di azioni non c’è nessuno. Non dimentichino che esiste Aboubakar e con lui tanti altri che ormai non possono essere più ignorati, di nostri compagni che hanno diritto al lavoro pagato regolarmente, hanno diritto alla salute, hanno diritto alla cultura, all’istruzione, alla vita. Gridano di voler uscire dall’oblio, siamo di sinistra non soffochiamo questo grido, evolviamoci in una società democratica che affronta e cerca di risolvere i problemi e  per farlo bisogna conoscerli questi problemi, scendendo dal piedistallo e salendo sul palco degli Stati Popolari insieme al fratello Aboubakar Soumahoro, alla sorella Carola Rackete e a tutti quelli che oltre ad essere appassionati di politica concretamente si espongono. Leghiamo questa volta le parole ai fatti per poi sentirci fieri di noi stessi, fieri almeno di aver fatto il possibile.

“E' la normalità la vera rivoluzione.”