Quel pasticciaccio brutto…

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Viviamo tempi difficili, per molti insopportabili. Tempi che vengono scanditi dai colori, o pseudo tali, che regolano la nostra vita. Molti di noi avevano sognato un’Italia Rossa di progresso e giustizia sociale. Ahimè, oggi le zone rosse sono mura contenitrici nelle quali arginare la propagazione del virus e alimentare la noia di giornate sempre uguali. In questo siffatto clima, che ormai si protrae da più di un anno, si alternano scenari di varia umanità, da grandi questioni di respiro nazionale a piccole beghe di paese. E nella caligine obnubilante delle incertezze esistenziali, il povero cittadino si appella alle Istituzioni, Stato, Comune, Chiesa. Ma quando anche queste si “impappinano” generando ancor più confusione, allora il quadro sociale scandito dal rosso statale diventa di un cinabro angosciante e pernicioso.

Sir Arthur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes, parlava di indizi e deduzioni e spesso citava la singolarità degli eventi come la madre dei delitti più efferati. La singolarità è quasi sempre un indizio. Più un crimine è anonimo e banale, più è difficile scoprire il colpevole. Nella nostra piccola bega paesana, il crimen, che deriva dal verbo cernere, è appunto una decisione, un distinguo, che genera un delictum, un pasticciaccio ormai sulla bocca di tutti gli ottavianesi.

Veniamo ai fatti. La nostra amministrazione ha allestito un centro vaccinale anti-Covid nella tendostruttura contigua al Palazzetto dello Sport comunale. Una opportuna scelta, sicuramente condivisibile. Ma una scelta ordinaria, non certo straordinaria. Purtroppo, ormai si confonde troppo spesso l’ordinarietà di una azione politica con la straordinarietà. Chi regge le sorti di un paese agisce nell’interesse della collettività. Punto. Non si appuntano medaglie per il proprio dovere.

Orbene, la stessa amministrazione concede l’autorizzazione per l’utilizzo del Palazzetto dello Sport alla Curia per lo svolgimento della Liturgia della Confermazione, ovvero la Cresima. Alla cerimonia avrebbero partecipato almeno 59 cresimandi e un numero imprecisato di officianti, padrini, invitati, imboscati, curiosi e familiari. Tutto questo mentre a pochi metri si vaccinavano persone…

Tutto sarebbe rimasto nell’anonimato e nella banalità se il Consigliere Comunale Saviano non avesse stigmatizzato l’accaduto raccontando i fatti nei quali si era imbattuto uscendo, appunto, dal centro vaccinale quello stesso giorno. Saviano parla di frotte di persone sciamare dall’uscita del palazzetto, senza mascherina, ammassati come tonni in scatola ma con l’anima monda e traboccante di Spirito Santo, fustigandosi al canto di un Penitentiagite. E, aggiunge, si rammarica del doloroso contrasto con i vaccinati e vaccinandi che si aggirano, a suo dire, rispettosi e speranzosi nella tendostruttura. Lo scrive in un post sui social. Ammonisce melanconicamente e basta!

Il grande scrittore Gianni Rodari usava la metafora delle parole che, come un sasso lanciato nello stagno, generano onde concentriche fatte di ricordi, esperienze, denunce. Da quel momento, infatti, le parole si rincorrono. Parole scritte, parole dette, parole virtuali. Un tourbillon di lettere che generano reazioni tra gli ottavianesi.

Comincia il PD locale che riferendo l’episodio si lancia in arditi interrogativi sull’ontologia divina, lasciandoci nel dubbio tra San Anselmo, Pascal e Nietzsche. I Democratici Ottavianesi non affondano, però, il colpo. Non chiedono le immediate dimissioni del Sindaco, un consiglio comunale ad hoc, una denuncia alla Procura della Repubblica. Non accettano scusanti da chicchessia, né “accettano” i reprobi. Scrivono e basta!

 Sublime è poi la risposta della Curia, una vera istigazione all’ateismo di Stato, o semplicemente una risposta racchiusa nel range tra”Deus vult e o’ frà tutt appost“.  Attaccano i malpensanti e anticlericali che hanno osato mettere in dubbio la buona fede di Santa Madre Chiesa. Cosa vuoi che siano duecento persone in uno spazio così grande? E poi, quelle persone pregavano per la guarigione dei malati supportati dal Chrisma untorio! Rispondono e basta!

Non poteva mancare la risposta, sempre social (!), del Primo cittadino che replica in tono da cresimando “unto”, stavolta, della politica. Attacca senza spiegare. Anzi, rifugge dalle spiegazioni perché sarebbe lesa maestà rispondere ad un partito di minoranza sconfitto e umiliato alle ultime elezioni comunali. Anche lui, scrive, risponde e attacca e basta!

Tutti gli attori in campo scrivono di aver rispettato le leggi, di aver ottemperato ai DPCM, di aver svolto con correttezza il ruolo democratico dell’opposizione o quello Istituzionale del Sindaco. Parole stizzite, sarcastiche, ieratiche, iperboliche, semplicemente (e sono ironico) parole.

A Giovannino Guareschi questi tempi non sarebbero proprio piaciuti e, sinceramente, non piacciono nemmeno a me. L’agorà virtuale, già in tempi pre- pandemia, ha totalmente soppiantato l’incontro/scontro fisico della dialettica. È un mondo di peones y aficionados, nel quale tutti pontificano, compreso il sottoscritto così mi libero subito dalle repliche, su ogni aspetto dello scibile umano, ivi compreso la politica.

Ma è anche un mondo che ha perso il gusto dell’errore e della, stavolta, salvifica ammissione dello sbaglio. Nessuno chiede alla politica di non sbagliare mai. Ci basta la buona fede e la coscienza pulita. Ma, viva Dio, ammettere di aver commesso una puttanata ogni tanto non sarebbe male. Ne usciremmo tutti migliori, tutti più umani, proprio in un momento in cui la lotta seria e serrata a questo maledetto virus mina nel profondo la nostra stessa essenza. Una umanità di sostanze e non di facciata. Eppure, forse, anche queste piccole beghe di provincia ci rendono meno grigio il tempo che viviamo.

Non sarà Via Merulana, ma è un pasticciaccio brutto…

“E' la normalità la vera rivoluzione.”