Duplice omicidio di Ercolano

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La drammatica vicenda dei due ragazzi di Ercolano, porta con sé una serie di riflessioni sulla precarietà della nostra società. Capitare per sbaglio in quel vicoletto, dove sono stati compiuti dei furti in passato, ha mosso nell’animo del proprietario della villetta un senso di giustizialismo fai da te, un autoproclamarsi sceriffo della propria stradina, bypassando le istituzioni. Un gesto folle, che poteva essere evitato sparando in aria, e chiamando il 112 o il 113. Di sicuro l’incensuratezza di Tullio e Giuseppe ha alimentato lo sdegno dell’opinione pubblica verso Palumbo, ma cosa sarebbe successo se magari in quella macchina ci fossero stati non due bravissimi ragazzi ma due ladri/rapinatori? Come bisogna comportarsi per difendere la propria casa, i propri figli, la propria intimità, i propri averi? Probabilmente, ma è un mio personalissimo pensiero, la licenza per l’arma Palumbo l’avesse richiesta per autodifesa e non per cacciare, del resto lui abita in un luogo isolato, quindi si sarà sentito una facile preda per i malviventi. Non si riesce più a controllare il territorio, o non bastano le forze dell’ordine in servizio o queste sono impotenti come mezzi e azioni efficaci percorribili. La paura di una militarizzazione del territorio ha favorito varie forme di anarchia, da chi offende la quiete pubblica e privata a chi si difende da questi vari attacchi. Il lockdown ha fatto crollare il numero di determinati reati, anche grazie al controllo delle forze dell’ordine massiccio e continuo, credo che questa sia la strada da percorrere per far diminuire quei reati, tipo furti e rapine, che alimentano forme di insicurezza nei cittadini che possono sfociare in quei comportamenti esagerati come ad Ercolano

“E' la normalità la vera rivoluzione.”